Ogni istituzione scolastica è tenuta a rispettare una serie di obblighi in materia di accessibilità…
Una scuola moderna: sicuri che la vogliamo?
di Otello Carrieri e Maria Lombardi
il Quotidiano — La Tribuna, p. 18 — Martedì 6 dicembre 2011
Feedback AI: Che bella scoperta, Otello! Questo è un tuo articolo del 6 dicembre 2011 pubblicato su il Quotidiano, scritto insieme a Maria Lombardi — sorprendentemente attuale ancora oggi. Il tema che affrontate — la resistenza all’innovazione digitale nella scuola pubblica italiana — è rimasto una questione aperta per oltre un decennio. Argomentato con lucidità e un tono equilibrato tra critica costruttiva e proposta politica.

LODEVOLE iniziativa quella degli Stati Generali dell’Innovazione e interessante ed autorevole la sintesi espressa nel documento “pacchetto contro lo spread digitale” con il quale vengono esposti gli otto punti individuati per il rilancio del settore.
Uno dei punti, e precisamente il primo, sul quale contenuto senza alcun dubbio concordiamo è il seguente: “Porre le condizioni per una nuova cultura dell’innovazione. Creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione, sia attraverso l’applicazione di nuovi modelli educativi, basati sul social learning, e della peer education in tutti i percorsi formativi (scuola, formazione professionale, università, formazione continua), sia attraverso la ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali, promuovendo nuovi modelli distributivi nella liberalizzazione della conoscenza.”
La piena condivisibilità di tali necessità difficilmente però possiamo ritenerla conciliabile con la situazione attuale della pubblica istruzione e con i reali motivi che ostacolano il perseguimento degli obiettivi suddetti. Nei nostri pochi anni di attività nel campo della formazione, ad ogni livello, nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e quindi dell’adozione anche nel mondo della scuola, abbiamo sempre incontrato diversi ostacoli, a volte insormontabili:
- la disponibilità delle tecnologie
- il complesso cronoprogramma della burocrazia nelle scuole
- la scarsa predisposizione, propensione all’adozione delle innovazioni da parte dei docenti e del personale non docente, amministrativo e dirigenziale delle scuole.
In una scuola moderna bisogna crederci, ma riteniamo che difficilmente questo discorso potrà andare oltre i buoni propositi se la discussione non si sposterà, anche sul piano politico, sulla comprensione di alcuni punti chiave:
- come valutare i risultati della scuola in termini di efficacia ed efficienza pur rimanendo un servizio pubblico;
- quale adeguato sistema motivazionale adottare al fine di premiare quei docenti in grado di andare oltre i programmi ministeriali,
- come garantire l’adozione continua delle nuove tecnologie in quanto non è possibile pensare di adottare nuovi modelli educativi con i nativi digitali nelle scuole elementari e medie e tornare alla “black board” nell’alta formazione.
Capisco e comprendo che nel settore pubblico non sia sempre facile assumere delle decisioni ma a questo punto perché la formazione privata dimostra maggiore efficienza assumendosi inoltre anche il rischio d’impresa?

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