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I Sensori nell’Agricoltura di Precisione

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Un sensore 0può essere considerato come un dispositivo tecnologico capace di rilevare una grandezza fisica (come la temperatura, l’umidità o la luce) e di trasformarla in un segnale elettrico leggibile da un computer o da una centralina.

Nell’agricoltura di precisione, possiamo immaginarlo come un “traduttore” che trasforma i bisogni invisibili della pianta o del terreno in dati concreti.

Possiamo dividerli in tre categorie principali: Sensori per il monitoraggio del suolo e dell’acqua, Sensori per il monitoraggio della pianta (sensori prossimali e remoti) sensori per il monitoraggio ambientale (clima) e sensori sulle macchine agricole.

Come funziona?

Il processo segue generalmente tre fasi:

  1. Rilevamento: Il sensore percepisce una variazione nell’ambiente (es. il terreno che si asciuga).

  2. Trasformazione: Questa variazione fisica viene convertita in un impulso elettrico.

  3. Output: Il dato viene inviato a un monitor o a un software (DSS) per essere analizzato.

Perché è fondamentale negli impianti intensivi?

In un impianto arboreo ad elevate esigenze in termini nutrizionali, il sensore è lo strumento che permette di passare da una gestione basata sull’intuizione a una basata sulla misura. Ad esempio:

  • Invece di irrigare “a calendario”, una sonda capacitiva ti dice l’esatta percentuale d’acqua disponibile alle radici.

  • Invece di concimare in modo uniforme, un sensore ottico ti segnala quali zone del frutteto sono in carenza di azoto.

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