Formati aperti e PA
9 maggio 2011 in CAD Codice di Amministrazione digitale, E-Government, Open Source
“Le Pubbliche Amministrazioni, nella predisposizione o nell’acquisizione del software, devono adottare soluzioni informatiche che assicurino l’interoperabilità e la cooperazione applicativa, per rappresentare i dati e i documenti in più formati, di cui almeno uno di tipo aperto, salvo eccezionali esigenze.”
Così conclude la pagina relativa ai formati aperti ( http://www.digitpa.gov.it/formati-aperti ) del sito idi DigitPA, Ente Nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.
Non voglio entrare nel merito di cosa possa significare “acquisizione” da parte della Pubblica Amministrazione del software nel caso di soluzioni FLOSS (Free/Libre Open Source) ma sicuramente sono ben note le ripercussioni su dati e documenti quando viene ritirato un formato proprietario dal mercato.
Tenendo il corso di abilità informatiche presso la II Facoltà di Giurisprudenza UNIBA con sede a Taranto, ho sempre promosso l’indagine sulla sensibilità delle PA locali verso l’Open Source, chiedendo agli studenti di verificare quanti e quali uffici utilizzassero la suite Open Office con risultati che preferisco evitare di menzionare in questa sede.
Credo però di non sbagliare proponendo a tutti di incoraggiare l’utilizzo di tutti i formati Open Document Format ODF, come ODT e ODP come standard per i documenti, oltre al formato ODS (e non mi rendo conto perchè solo questo) come proposto da DIGITPA.
Per approfondimenti: http://www.odfalliance.org/resources.php
